Negli ultimi anni, gli impianti fotovoltaici a terra sono tornati al centro del dibattito pubblico e industriale.
Da un lato rappresentano una leva fondamentale per accelerare la transizione energetica; dall’altro sollevano interrogativi legittimi su consumo di suolo, impatto paesaggistico e compatibilità con l’agricoltura.
Osservando però lo scenario europeo, emerge un dato chiaro: l’Italia ha un enorme margine di miglioramento, sia in termini di numero di progetti sia di qualità delle soluzioni adottate.
Non è solo una questione di quantità, ma di modello di sviluppo.
Cosa sono gli impianti fotovoltaici a terra
Gli impianti fotovoltaici a terra sono sistemi installati direttamente sul suolo, spesso su terreni agricoli, industriali dismessi o aree marginali.
A differenza degli impianti su tetto, consentono:
- maggiore potenza installabile
- economie di scala
- integrazione con infrastrutture di rete ad alta capacità
In Europa, questi impianti costituiscono l’ossatura dei grandi parchi solari, ovvero complessi fotovoltaici progettati per produrre energia su scala industriale, spesso superiore ai 10–20 MW.
Il problema non è quindi “se” realizzare impianti a terra, ma come.
Il parco solare come infrastruttura strategica
Un parco solare non è semplicemente un insieme di pannelli.
Nei mercati più maturi viene concepito come:
- infrastruttura energetica territoriale
- elemento integrato con l’uso agricolo del suolo
- progetto con impatti misurabili su biodiversità, occupazione e filiera locale
In Francia, Germania e Spagna, i parchi solari sono sempre più spesso accompagnati da:
- pascolo controllato
- colture compatibili
- corridoi ecologici
- monitoraggi ambientali
Questo approccio riduce il conflitto con il territorio e aumenta l’accettabilità sociale.
Il confronto europeo: cosa fanno gli altri Paesi
Analizzando la distribuzione dei progetti fotovoltaici a terra in Europa emerge una forte differenziazione.
Francia: il modello più equilibrato
La Francia è oggi il Paese con:
- il maggior numero di progetti
- la maggiore varietà di taglie (da piccoli impianti a grandi parchi solari)
- una forte integrazione tra fotovoltaico e agricoltura
Qui il fotovoltaico a terra non è percepito come antagonista dell’agricoltura, ma come evoluzione del modello rurale.
Germania e Nord Europa: sperimentazione e filiera
Germania, Paesi Bassi e Belgio mostrano:
- molti impianti di piccola e media taglia
- forte componente sperimentale
- coinvolgimento diretto di università, cooperative agricole e PMI
Il risultato è una filiera tecnologica solida, replicabile e scalabile.
Spagna e Portogallo: grandi parchi solari
Nel Sud Europa prevalgono i parchi solari di grande scala, favoriti da:
- ampia disponibilità di suolo
- irraggiamento elevato
- iter autorizzativi più rapidi
Anche qui, però, cresce l’attenzione verso l’integrazione agricola.
Cosa ci dice la mappa europea dei progetti agrisolar
Una conferma visiva di queste differenze emerge chiaramente osservando la mappa interattiva dei progetti agrisolar europei pubblicata da Agrisolar Europe, che raccoglie oltre 200 installazioni fotovoltaiche a terra e agrivoltaiche distribuite nel continente.
La mappa mostra non solo la concentrazione geografica dei progetti, ma anche la loro scala dimensionale, distinguendo tra piccoli impianti pilota, installazioni di media taglia e grandi parchi solari industriali.
Nei Paesi più avanzati — come Francia, Germania e Spagna — si osserva una forte varietà di soluzioni, segno di un mercato maturo e strutturato.
Al contrario, focalizzando l’attenzione sull’Italia, la stessa mappa evidenzia un numero estremamente ridotto di progetti, quasi tutti riconducibili a parchi solari di grande scala, concentrati prevalentemente nel Sud del Paese.
L’assenza di impianti fotovoltaici a terra di piccola e media dimensione suggerisce un approccio ancora poco diffuso e scarsamente integrato con il tessuto agricolo locale.
In altre parole, la mappa non fotografa solo “dove” si investe, ma come si sta sviluppando il fotovoltaico a terra in Europa — e mette in evidenza, senza ambiguità, il ritardo strutturale italiano.

L’Italia: pochi impianti fotovoltaici a terra e tutti molto grandi
Se restringiamo lo sguardo all’Italia, il quadro cambia drasticamente.
I progetti fotovoltaici a terra presenti sono:
- pochissimi rispetto al resto d’Europa
- quasi esclusivamente di grande scala
- concentrati prevalentemente nel Sud e nelle isole
Mancano quasi del tutto:
- impianti piccoli e medi
- progetti pilota
- iniziative promosse da agricoltori, consorzi o PMI
Questo significa che il fotovoltaico a terra in Italia è percepito soprattutto come: “grande impianto industriale imposto dall’alto”
Una percezione che alimenta resistenze, ricorsi e blocchi normativi.

Il vero problema non è il suolo, ma il modello
Nel dibattito pubblico italiano si parla spesso di “consumo di suolo”.
Ma il confronto europeo mostra che non è il fotovoltaico a terra il problema, bensì l’assenza di un modello integrato.
Dove mancano:
- linee guida chiare
- criteri agronomici condivisi
- incentivi per impianti compatibili
il risultato è inevitabilmente polarizzato: pochi grandi parchi solari e zero diffusione territoriale.
Agrivoltaico e fotovoltaico a terra: una falsa contrapposizione
Spesso si contrappongono:
- impianti fotovoltaici a terra
- agrivoltaico
In realtà, nei Paesi più avanzati, l’agrivoltaico è semplicemente l’evoluzione qualitativa del fotovoltaico a terra.
Un parco solare moderno può:
- produrre energia
- mantenere la funzione agricola
- migliorare la resilienza climatica delle colture
Il punto non è vietare, ma progettare meglio.
Dove l’Italia può (e deve) fare di più
Le opportunità sono enormi, soprattutto se guardiamo a:
1. Nord e Centro Italia
Aree oggi quasi assenti dai progetti, ma con:
- infrastrutture di rete
- domanda energetica elevata
- agricoltura ad alto valore
2. Taglie intermedie (1–20 MW)
Ideali per:
- cooperative agricole
- imprese agroindustriali
- distretti produttivi
3. Aree marginali e industriali dismesse
Perfette per parchi solari a basso impatto e alta accettabilità.
Impianti fotovoltaici a terra e politica industriale
Il fotovoltaico a terra non è solo energia: è politica industriale.
Sviluppare una filiera diffusa significa:
- creare competenze locali
- attrarre investimenti stabili
- ridurre la dipendenza energetica
- allinearsi agli obiettivi europei
Continuare con pochi grandi impianti isolati significa invece perdere competitività.
La domanda non è più se realizzare impianti fotovoltaici a terra o parchi solari in Italia.
La vera domanda è: vogliamo subirli o governarli?
L’Europa dimostra che un altro modello è possibile: più diffuso, più integrato, più sostenibile.
L’Italia ha le competenze, il territorio e la domanda energetica per fare molto di più.
Ora serve una visione chiara, capace di trasformare il fotovoltaico a terra da problema percepito a opportunità strategica per il Paese.
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