Se da un lato il cambiamento climatico ha reso sempre più instabile la gestione dei raccolti con estati torride, periodi di siccità, piogge violente fuori stagione, dall’altro, l’aumento dei costi mette a dura prova la sostenibilità economica di molte aziende agricole. A ciò si aggiungono le sfide legate al ricambio generazionale e alla difficoltà, per molti giovani, di vedere un futuro stabile nella coltivazione della terra.
In questo scenario, come continuare a valorizzare il terreno senza abbandonare l’attività imprenditoriale agricola? Oggi parliamo delle opportunità di affittare terreni a un campo fotovoltaico, anche in caso di coltura non compatibile.
Il campo fotovoltaico può essere la risposta alle nuove esigenze agricole?
Una risposta concreta e innovativa alle nuove necessità dei soggetti agricoli arriva dall’integrazione tra agricoltura ed energia rinnovabile: l’agrivoltaico. Non si tratta di una semplice alternativa, ma di un’evoluzione del concetto stesso di impresa agricola: un modello ibrido che permette di continuare a coltivare e allevare monetizzando nel frattempo anche dalla cessione del terreno per la produzione solare.
Ma come funziona davvero un campo fotovoltaico integrato? E cosa succede quando una coltura non è compatibile con il progetto?
Come funziona un campo fotovoltaico orientato all’installazione agrivoltaica?
Un campo agrivoltaico è un sistema in cui produzione di energia solare e coltivazioni convivono sullo stesso terreno.
I pannelli vengono installati dal gestore del parco fotovoltaico a un’altezza e con un’inclinazione studiate per:
- permettere il passaggio di luce sufficiente alle colture
- facilitare l’accesso alle macchine agricole
- garantire la ventilazione naturale
- adattarsi alle esigenze specifiche del terreno
I moduli fotovoltaici sono disposti in modo da creare zone di ombra parziale e ben distribuita, riducendo lo stress termico sulle piante, limitando l’evaporazione del suolo e migliorando la resa idrica, così come il comfort per gli animali.
Questa soluzione garantisce una massimizzazione della redditività: consente di mantenere attiva e a pieno regime la filiera agricola e allo stesso tempo offre un flusso di reddito costante grazie alla messa a disposizione del terreno al partner che si occupa dell’installazione dei pannelli.

Ma cosa accade quando una coltura non è compatibile con il campo fotovoltaico?
Non tutte le colture si comportano allo stesso modo sotto i pannelli solari. Quelle che si rivelano più compatibili hanno caratteristiche precise: tolleranza all’ombra parziale, bassa altezza di crescita, gestione agevole e buoni risultati anche con luce diffusa.
Ecco una panoramica delle più compatibili.
Colture erbacee a ciclo breve
Hanno un ciclo vegetativo rapido, richiedono meno luce diretta rispetto a colture di pieno campo e si adattano bene all’ombreggiamento parziale dei pannelli. Inoltre, si prestano a rotazioni frequenti, favorendo la rigenerazione del suolo.
Vigneti e frutteti
Le piante arboree possono beneficiare della protezione dai raggi solari intensi, della minore evaporazione del suolo ed esposizione agli eventi estremi come grandinate o gelate improvvise. I pannelli, ben distanziati e sollevati, non ostacolano la crescita verticale.
Pastorizia
Gli animali trovano maggior comfort in ambienti ombreggiati, che li proteggono durante le giornate calde: questo influenza anche la qualità finale di latte e carne.
Apicoltura
I pannelli creano microclimi favorevoli alla fioritura spontanea e alla biodiversità. Le api trovano un habitat ricco di risorse floreali e meno esposto a pesticidi, producendo miele di qualità in modo stabile.
Colture da foraggio
Sono robuste, non temono l’ombra parziale e rigenerano facilmente il suolo; sono perfette per alimentare il bestiame in azienda agricola integrata o per essere vendute localmente.
Queste sono solo alcune delle attività agricole che meglio si adattano all’installazione di un impianto agrivoltaico; non tutte le colture, infatti, possono garantire una produttività equiparabile a quella ottenibile senza agrivoltaico – requisito fondamentale per la sussistenza del progetto.
Alcune specie, soprattutto quelle che necessitano di pieno sole per molte ore al giorno o hanno esigenze meccaniche complesse (come la raccolta intensiva con macchinari), potrebbero non essere adeguate, quindi.

In questo caso è possibile valutare una riconversione del terreno a varietà maggiormente compatibili con l’ambiente agrivoltaico.
Ricordiamo che il requisito fondamentale affinché sussista il progetto è il mantenimento della redditività del terreno per tutto il tempo di durata, dai 30 ai 40 anni: il terreno, quindi, deve essere destinato a una coltura produttiva. Il principio alla base dell’agrivoltaico è proprio massimizzare e valorizzare la destinazione agricola del terreno, offrendo parallelamente una doppia finalità di utilizzo che generi una rendita aggiuntiva.
Per garantire una capacità produttiva del terreno che sia egualitaria a quella senza agrivoltaico è fondamentale affidarsi a un’attenta valutazione delle condizioni agronomiche e a un piano di transizione mirato. Qui entra in gioco il partner scelto per la realizzazione del progetto, che deve interpretare le esigenze più specifiche e fornire una risposta concreta, grazie a un know-how acquisito in diversi Paesi e contesti geografici.
Richiedici una consulenza gratuita e scopri se il tuo terreno è compatibile con un impianto agrivoltaico e quali sono le opportunità per massimizzare la tua reddittività!


