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Colture per agrovoltaico: il caso della coltivazione di pomodori

07 Maggio 2026
fontimedia
6 min
Natura

Quando si parla di colture per agrovoltaico, una delle domande più frequenti riguarda la compatibilità tra impianti fotovoltaici e produzioni agricole ad alto valore, come il pomodoro.

È davvero possibile coltivare pomodori sotto un impianto agrivoltaico senza compromettere resa, qualità e redditività?

La risposta non è univoca, ma dipende da come viene progettato l’impianto.

L’agrivoltaico non consiste semplicemente nell’installazione di pannelli solari su un terreno agricolo, ma nello sviluppo di un sistema integrato in cui produzione ed energia devono convivere e generare redditività.

Il caso della coltivazione del pomodoro lo dimostra in modo particolarmente chiaro.

Colture per agrovoltaico: perché la scelta della coltura è decisiva

Non tutte le colture reagiscono allo stesso modo alla presenza dei pannelli fotovoltaici.

Alcune beneficiano dell’ombreggiamento parziale, altre invece risentono in modo significativo della riduzione della luce disponibile.

 

Tra le principali colture per agrovoltaico, il pomodoro rappresenta un caso interessante perché è una coltura economicamente importante ma anche particolarmente sensibile alla disponibilità di radiazione solare.

La progettazione agrivoltaica deve quindi partire dalla domanda giusta:

questa coltura può mantenere o migliorare la propria redditività nel nuovo assetto produttivo?

Se la risposta è no, il progetto non è sostenibile né dal punto di vista agricolo né da quello normativo.

Il caso del pomodoro: cosa dice la ricerca

A confermarlo è anche uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Processes, intitolato The Impact of Agrivoltaic Systems on Tomato Crop: A Case Study in Southern Italy, che ha analizzato l’effetto di diversi sistemi agrivoltaici sulla coltivazione del pomodoro in Puglia.

colture per agrovoltaico pomodori

La ricerca ha confrontato tre diverse condizioni con differenti livelli di ombreggiamento:

  • coltivazione in campo aperto
  • pannelli convenzionali opachi
  • pannelli semi-trasparenti

L’obiettivo era capire se il pomodoro potesse mantenere produttività e qualità anche in presenza dei pannelli fotovoltaici, valutando al tempo stesso il risparmio idrico e la risposta agronomica della coltura.

I risultati mostrano effetti molto interessanti.

Minore temperatura del suolo

Sotto i pannelli il terreno mantiene temperature più basse rispetto al campo aperto.

Questo aiuta a ridurre lo stress termico, soprattutto durante le estati più calde e siccitose, sempre più frequenti nelle aree mediterranee.

Un suolo meno caldo significa:

  • maggiore conservazione dell’umidità
  • minore evaporazione
  • condizioni più stabili per lo sviluppo radicale

In un contesto di cambiamento climatico, questo rappresenta un vantaggio importante.

Riduzione del fabbisogno idrico

Uno degli aspetti più positivi riguarda il risparmio di acqua irrigua.

La presenza dei pannelli riduce l’evapotraspirazione e permette di limitare il consumo idrico, migliorando l’efficienza complessiva della coltivazione.

Lo studio evidenzia un risparmio idrico superiore al 15%, con risultati ancora più marcati nei sistemi più ombreggianti.

Per aziende agricole che affrontano costi crescenti legati all’acqua e stagioni sempre più instabili, questo è un elemento strategico.

Il vero limite: meno luce, meno produzione

Il problema principale riguarda invece la riduzione della luce utile alla fotosintesi.

Il pomodoro è una coltura poco tollerante all’ombra: se l’ombreggiamento è eccessivo, la pianta riduce la propria capacità produttiva e la resa cala in modo significativo.

La ricerca mostra:

  • frutti più piccoli
  • diminuzione della produzione complessiva
  • cali di resa anche importanti nei sistemi troppo coprenti
  • riduzione della redditività agricola nei casi di ombreggiamento eccessivo

Questo conferma che il pomodoro non è incompatibile con l’agrivoltaico, ma richiede una progettazione molto più precisa rispetto ad altre colture.

Colture per agrovoltaico: progettare l’impianto sulla coltura

L’errore più comune è pensare prima all’impianto e solo dopo all’attività agricola.

In realtà sarebbe meglio procedere al contrario: nelle colture per agrovoltaico, è l’impianto che deve adattarsi al terreno, non il contrario.

terreni agricoli per fotovoltaico

Nel caso del pomodoro diventano fondamentali:

  • tipologia di pannello
  • altezza della struttura
  • distanza tra i filari
  • orientamento dei moduli
  • percentuale di ombreggiamento
  • strategia irrigua
  • meccanizzazione agricola compatibile

L’obiettivo non è semplicemente “far convivere” pannelli e coltivazione, ma garantire che la redditività agricola resti almeno pari a quella precedente.

Se questo equilibrio non viene raggiunto, il progetto perde il suo valore.

Il pomodoro è una coltura adatta all’agrovoltaico?

Sì, ma non in qualsiasi configurazione.

Il pomodoro può rientrare tra le migliori colture per agrovoltaico solo quando:

  • l’ombreggiamento è controllato
  • la tecnologia scelta è compatibile
  • la produttività agricola resta sostenibile
  • il piano agronomico viene sviluppato in modo rigoroso

Sistemi troppo invasivi o progettati senza una reale integrazione agricola rischiano invece di compromettere la resa.

Per questo motivo non esiste una lista rigida di colture ideali: ogni progetto deve essere costruito sul territorio, sul tipo di azienda agricola e sugli obiettivi produttivi.

Agrovoltaico e pomodoro: una scelta imprenditoriale di lungo periodo

Parlare di agrivoltaico significa parlare di una visione agricola di lungo termine.

Non si tratta solo di produrre energia, ma di costruire un modello capace di:

  • stabilizzare il reddito aziendale
  • diversificare le entrate
  • proteggere il terreno
  • migliorare la resilienza climatica
  • valorizzare il potenziale produttivo del fondo agricolo

Nel caso del pomodoro, questo richiede maggiore attenzione progettuale, ma può trasformarsi in un’opportunità concreta se l’equilibrio tra agricoltura e fotovoltaico viene rispettato.

Ed è proprio questo il principio alla base delle migliori colture per agrovoltaico: non sacrificare il terreno, ma farlo rendere di più.


 

Quando si parla di colture per agrovoltaico, la vera differenza non la fa solo la tecnologia installata, ma la capacità di progettare un sistema in cui agricoltura e fotovoltaico lavorano in sinergia.

Il caso del pomodoro dimostra che non basta sapere se una coltura è teoricamente compatibile: serve capire come reagisce all’ombreggiamento, quali esigenze agronomiche presenta e quale configurazione dell’impianto permette di mantenere la redditività nel lungo periodo.

Per questo motivo, la scelta della coltura non può essere improvvisata.

Occorrono competenze tecniche, conoscenza delle normative, esperienza agronomica e capacità di valutare il potenziale reale del terreno. Un progetto agrivoltaico efficace nasce sempre da un’analisi approfondita del contesto produttivo e da una pianificazione precisa, costruita su obiettivi concreti e sostenibili.

Affidarsi a un partner esperto e strutturato significa poter contare su una visione completa: dalla valutazione iniziale del terreno fino alla definizione del piano agronomico, dalla progettazione dell’impianto fino alla gestione nel lungo periodo.

Perché nell’agrivoltaico il successo non dipende solo dai pannelli installati, ma dalla capacità di trasformare il terreno in un progetto agricolo ed energetico realmente sostenibile.

Blog Chint Solar

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